18
Nov
2017

Psicologia e lavoro: gli italiani, tra problemi normali e ansia

Marco Zorzetto

Il mental coach ci illustra con preziosi consigli come affrontare al meglio la vita sul luogo di lavoro

Sono in aumento gli Italiani che si avvalgono delle prestazioni psicologiche per far fronte ai disagi della vita: i nostri problemi, spesso all'apparenza banali, si allontano dai temi di natura esclusivamente clinica, per avvicinarsi a questioni di carattere più "normale" che possono nascondere aspetti drammatici nell'evolversi del nostro equilibrio.

I dati parlano chiaro,  il mercato della psicologia è in costante crescita e ha generato un incremento del reddito da 110 milioni a 800 milioni di Euro in soli venti anni. Cambiano anche le figure professionali di supporto, che si fanno gradualmente sempre più personalizzate per risolvere problemi che, troppo spesso, nascono dietro la scrivania, nelle ore di lavoro. Ne parliamo con il Dottor Francesco Attorre, medico psicoterapeuta e mental coach, che unisce la sfera clinica con percorsi motivazionali.

Perché nel nostro paese vi è un incremento di richiesta di supporti di psicoterapia?
In Italia i ritmi lavorativi sono diventati man mano più rapidi, a volte frenetici, sul modello giapponese, generando maggiore quantitativo di stress e dunque più sintomi psicosomatici fastidiosi che non si vorrebbe affrontare con i farmaci. E' cambiato inoltre il modo di vedere la figura del terapeuta, inizialmente associato alle problematiche psichiche gravi di tipo psicotico e dunque ritenuto il “medico dei pazzi”, oggi invece assai più considerato come un consigliere/motivatore pronto a darci una mano per affrontare le difficoltà della vita quotidiana.   

Cosa rappresenta la dimensione professionale nella vita di un individuo?
Un importante spazio all’interno del quale valorizzare la propria personalità, ponendola in relazione con più livelli di scambio con il mondo esterno, dunque per certi aspetti a trecentosessanta gradi. La dimensione professionale dà senso, se vogliamo, alla persona in quanto “essere sociale”, capace cioè di generare un effetto sul micro e sul macro-mondo, e la fa sentire importante.  

"Ansia e Panico, conoscerli per sconfiggerli" è il titolo del suo ultimo libro: sono così comuni sul mondo del lavoro?
Purtroppo si, assai più di quanto si possa pensare. Così comuni da comportare in diverse situazioni la necessità di assenza sul lavoro e soprattutto di scontrosità in ambiente di lavoro, poiché la paura che il panico possa ricomparire fa sentire l’individuo in una condizione di allerta che ne aggrotta le ciglia e lo rende a tratti paranoico. Sono comuni anche perché diminuisce man mano la consapevolezza da parte dei più, di non essere in grado di gestire le conflittualità e le condizioni di “adattamento”, per cui si fa ricorso ad uno specialista psicologico con la crisi d’ansia di facciata, ma dietro, un universo intero che si spalanca intorno, chiedendo in silenzio di essere ascoltato ed aiutato a trasformarsi in qualcosa di positivo in chiave evolutiva e non un ostacolo da dover rimuovere a qualsiasi costo.  

Come limitarli durante le ore di lavoro?
Facendo propria la consapevolezza di valere, consolidata da esercizi da svolgere nel proprio quotidiano, come ad esempio quello della concentrazione e/o dell’affrontare le cose che abbiamo sempre provato a delegare agli altri perché scomode per noi e per chi ce le commissiona. Abituarsi ogni settimana, almeno due volte, a fare ciò che non abbiamo mai fatto fino a quel momento perché c’era chi ce lo avrebbe fatto per noi. Riprenderci l’autonomia personale è un ottimo deterrente per la nascita dell’ansia sul lavoro o per la gestione della stessa, se già presente.  L’ansia, tuttavia, la limiti se ti distrai dal pensiero che ti inocula e ti concentri su qualcos'altro, portandolo a termine sia che si tratti di un compito professionale sia sociale e/o affettivo. Un clima di serenità e collaborazione tra i colleghi è sicuramente un ottimo territorio su cui far fiorire una immagine nuova e positiva di sé riscoprendo il piacere della competizione finalizzata alla produzione di un lavoro capace di ridare senso e valore alla persona stessa, qualunque esso sia.     

Vi sono dei percorsi utili a rendere più soddisfacente la vita professionale?
In aggiunta alle sedute individuali, è possibile gestire sedute di gruppo a carattere motivazionale, capaci cioè di creare l’adrenalina necessaria per affrontare le sfide professionali, ma in una cornice di competizione sana e stimolante che fa da motore alla espressione piena di sé e del proprio potenziale, quello che in sostanza viene ad essere il percorso di MentalCoaching.  

Cos'è quindi un mental coach?
È un professionista in grado di crearein azienda l’ambiente ideale affinché sia possibile per ciascun dipendente esprimere una soddisfacente performance non solo professionale ma anche sociale ed affettiva, generando un effetto positivo sia su sé stesso in termini di benessere che sul gruppo di lavoro, infine sull’azienda stessa. È un formatore ma anche un comunicatore capace di individuare i punti di forza e di debolezza del gruppo di lavoro, agendo attraverso il canale della comunicazione emozionale e strategica, trasformandoli in strumenti di successo. È infine un terapeuta in grado di generare relazioni sane ed efficaci tra i vari dipendenti, così da costruire un ambiente di lavoro armonico e stimolante.         

Qual è l'utilità di unire competenze mediche di uno psicoterapeuta a quelle di motivatore?
Quella di consentire allo specialista la più completa gamma di strumenti a sua disposizione per affrontare il lavoro di “leader che insegna ai suoi allievi ad essere altrettanti leader”. La medicina porta come bagaglio la capacità diagnostica, fondamentale se si vuole lavorare per produrre un cambiamento. Ad essa si unisce l’intervento terapeutico che necessariamente deve essere anch’esso il più completo possibile, per cui laddove necessitasse di interventi di tipo farmacologico avrebbe piena ragione di esprimersi come tale. Ho scelto, e credo di essere uno dei pochi in circolazione, di formarmi unendo le competenze mediche, psicologiche e motivazionali, perché ritengo che anche in azienda ci siano situazioni che richiedano una vera e propria radiografia ed un intervento mirato.

Come funziona? Quanto dura il percorso e in quali modalità si declina?

È un percorso relativamenteflessibile, in grado cioè di adattarsi a molteplici variabili in gioco. Si declina in un rapporto personale (nelle sedute individuali) e/o di gruppo, con il coach che finisce per essere una guida in grado di stimolare ciascun individuo a ritrovare fiducia in sé e nelle proprie capacità, a riappropriarsi di desideri e sogni, ad imparare a gestire i sacrifici per raggiungere un traguardo a breve, medio e lungo termine. Il percorso di Coaching non è solo parlato, ma anche “vissuto” ossia portato sul terreno delle prove fisiche, della gestione di situazioni della vita quotidiana, dell’emotività. Fa ricorso ai roleplaying, alla intuizione creativa, alle abilità cognitive che vengono man mano potenziate con un forte lavoro di concentrazione, infine alla comunicazione strategica ed emozionale. Può durare da un minimo di 4 sedute ad un numero indefinito di sedute, a seconda di ciò che si desidera raggiungere e delle difficoltà di base presenti nel quotidiano.       

 



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