10
Giu
2018

Il nutrizionista nell'era digitale: motivazione, equilibrio e tecnologia

Il nutrizionista nell'era digitale: motivazione, equilibrio e tecnologia
Marco Zorzetto

I nuovi professionisti dell'alimentazione devono avere competenze multi-tasking per fronteggiare un mercato sempre più esigente. 

C'era una volta il dietologo, una figura inesorabilmente associata a tanta, spesso troppa fatica che veniva percepita quasi sempre con il timore reverenziale della prova bilancia. Oggi i tempi sono cambiati e  i nuovi esperti di alimentazione dell'era moderna, si aprono ad inaspettati orizzonti gestendo percorsi flessibili dove motivazione e stile di vita sono al primo posto nel conseguimento del vero traguardo da tutti ambito, l'equilibro interiore. Un esperto multitasking insomma che unisce competenze alimentari, life coaching e maestria nell'utilizzo dei mezzi digitali come il Dottor Marco Mereu, biologo nutrizionista che ci illustra nel dettaglio cosa sia la nutrizione dei giorni attuali.  

Che cos'è un nutrizionista 2.0?
La si può definire come una nuova figura specialistica in campo alimentare e nutrizionale che rimodella il concetto di dietetica, alimentazione e stile di vita sano in base ai ritmi e le caratteristiche della società di oggi. È una figura più empatica e meno analitica rispetto al passato, molto lontana dal tipico ruolo sanitario tutta scienza e protocollo: un coach che motivi ad un corretto stile di vita, non solo alimentare.

Come si è avvicinato a questo approccio innovativo?
In maniera del tutto spontanea: sono un appassionato dell’essere umano, dell’evoluzione della persona e dei suoi tumulti. Tutti noi siamo "complicati" in molteplici sfaccettature e nel mio piccolo mi son innamorato della sensazione di vedermi cambiato nel tempo...vorrei che gli altri gioissero allo stesso modo del loro cambiamento, sentendosi orgogliosi nel superare quelli che fino al mese prima erano dei grossi limiti. Partiamo dall’alimentazione per arrivare a cambiare totalmente il concetto di stile di vita.

BOX Le fasi del percorso nutrizionale 2.0

IDENTIFICARE L’OBIETTIVO: capire le ragioni profonde che ci spingono ad intraprendere il percorso. Spesso, ma non sempre, ai pazienti non sono ben chiari gli obiettivi concreti e non hanno valide ragioni per avvicinarsi a questa esperienza, utilizzandola impropriamente come un palliativo a situazioni private che li stressano.

AD OGNUNO IL PROPRIO RITMO: per ogni paziente, sulla base delle proprie abitudini personali viene redatto un programma alimentare personalizzato che può variare nel tempo sulla base di molteplici fattori come  sensibilità, situazione di vita, impegni  e soprattutto difficoltà.

VIVERE LA DIETA COME UN PERCORSO FORMATIVO NON UNA META: la dieta non è un punto d’arrivo ma è un tramite, una strada formativa che ci segna e ci cambia, non un ennesimo tentativo di raggiungere un numero sulla bilancia. E' determinante tentare di rispondere a interrogativi come “cosa non ha funzionato prima?”, “dove sbaglio?” “come rimedio?”.
APPRENDERE DAL PASSATO PER COSTRUIRE IL PROPRIO FUTURO: fare proprie le esperienze passate, far si che i nuovi atteggiamenti diventino nuove abitudini e le nuove abitudini diventino carattere. Solo cosi, voltandosi all’indietro e guardandosi nel passato ci accorgeremo dei nostri cambiamenti.

Qual è il ruolo della motivazione?
La motivazione ha un ruolo basilare: le persone quando iniziano a sentire che qualcosa non funziona dovrebbero ascoltarsi e non fingere che tutto vada bene, adagiandosi all’incensante scorrere delle giornate. Bisogna reagire,  ristagnare è bloccare il normale scorrere della vita, è andare contro natura. A mio avviso ognuno dovrebbe trovare la giusta motivazione in ogni occasione anche e soprattutto nelle peggiori; Il dolore può essere la miglior spinta a rialzarsi, anche più di qualsiasi gioia.

E l'attività fisica invece è prioritaria?
L’attività fisica è il sacro gral del cambiamento, ma spesso la si prende nel verso sbagliato: un po' come per la dieta, se hai una scadenza o un costante conto alla rovescia interiore, non la stai vivendo nel verso giusto. L’attività fisica è quotidianità, è palestra, corsa, passeggiate al parco, è sentire il corpo e soprattutto la mente che si dimentica degli stress quotidiani e soffre per la fatica.  Praticarla  è la vera svolta, anche di più dell’essere puntigliosi nell'alimentazione.

Quali sono gli errori in cui non bisogna mai cadere?
Se me lo permette, le riformulo la domanda da farsi: "riuscirò ad andare avanti una volta commesso l’errore?" E' importante comprendere che questo percorso, quando il quadro non è patologico, non è una terapia medica e che può esser fatto di vittorie come di sconfitte. Il trucco non è capire quali errori non bisogna fare ma imparare ad accettare l’idea di poter fallire ed andare comunque avanti il giorno successivo.

Quali sono i pazienti più idonei a questo tipo di esperienza?
Solitamente i pazienti più predisposti sono quelli che hanno voglia di rivincita o semplicemente chi non butta all’interno del percorso un carico emotivo tale da farlo rimanere in costante aspettativa, ad attendere qualcosa che possa riempire vuoti che poco hanno a che fare con l’alimentazione.

Nel concreto con quali strumenti digitali si rapporta con i suoi pazienti? 
Utilizzo molteplici supporti a distanza, utili tutti a creare interazione e continuità motivazionale: sms, video sedute su skype, chat-live; Da più di un anno ho creato per le mie pazienti un gruppo whatsapp nel quale si sostengono vicendevolmente, spronandosi a non abbattersi nei momenti di difficoltà.  E' per me importante muoversi su ogni strada possibile, cosicché il paziente si avvicini il più possibile al suo traguardo.

Non si rischia, attraverso i nuovi mezzi 2.0, una familiarizzazione eccessiva tra medico e paziente? In realtà capita, anche se cerco di evitarlo il più possibile: si familiarizza dopo poco tempo ed è allora che la mia professionalità mi richiede di porre un confine. Si tratta semplicemente di un confine lavorativo e non umano, che serve sia ai pazienti per sentirsi debitamente seguiti sia a me stesso per poter gestire il mio lavoro con un carico emotivo controllato.

Un consiglio pratico per concludere?
Chi decide di iniziare questo percorso deve chiedersi se si sente pronto a mettersi in gioco domandandosi se sia consapevole che qualcosa DEVE CAMBIARE. In mezzo a tante difficoltà nascono sempre nuove opportunità.

 

 

 

 

 



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