16
Ott
2018

HOKUSAI HIROSHIGE.Oltre l’onda

HOKUSAI HIROSHIGE.Oltre l’onda
by Tesine.net

L’immaginario torna ad affascinare il pubblico nella mostra HOKUSAI HIROSHIGE. Oltre l’onda. 

Iconico è uno degli aggettivi più inflazionati del momento. Tutto è iconico, dal logo di un brand in disuso, alla linea di un’utilitaria anni ’70. Se però entriamo nel campo dell’arte c’è un’immagine che viene da una cultura molto lontana dalla nostra  ma che è riuscita a meritare l’aggettivo iconico e come tale è stata consacrata da doodle di Google, riprodotta sulla batteria dei Pink Floyd e raffigurata sugli oggetti più disparati. Mi riferisco  alla grande onda di Hokusai .

Siamo negli anni 30 dell’Ottocento, in Giappone raggiunge l’apice la produzione Ukiyoe “immagini del mondo fluttuante” e vengono realizzate le serie silografiche più importanti a firma dei maestri che divennero i più grandi nomi dell’arte giapponese e che in Occidente influenzarono artisti come Van Gogh, Monet, Degas dando una spinta innovativa alla pittura europea e arrivando fino ai giorni nostri dove ancora ne troviamo traccia in manga e tatuaggi.

Oggi quell’immaginario torna ad affascinare il pubblico nella mostra HOKUSAI HIROSHIGE. Oltre l’onda. Capolavori dal Boston Museum of Fine Arts che espone, per la prima volta in Italia, al Museo Civico Archeologico di Bologna, una selezione straordinaria di circa 270 opere provenienti dal Museum of Fine Arts di Boston

Hokusai, artista e personalità fuori dalle righe seppe rappresentare con forza, drammaticità e sinteticità insieme i luoghi e i volti, oltre che il carattere e le credenze della società del suo tempo. Egli è considerato uno dei più raffinati rappresentanti del filone pittorico dell’ukiyoe. Nei suoi dipinti su rotolo, ma soprattutto attraverso le sue silografie policrome l’artista seppe interpretare in modo nuovo il mondo in cui viveva, con linee libere e veloci, un uso sapiente del colore e in particolare del blu di Prussia, da poco importato in Giappone, traendo spunto sia dalla pittura tradizionale autoctona sia dalle tecniche dell'arte occidentale.
I soggetti delle sue stampe coprono ogni ambito dello scibile: dalle bellezze paesaggistiche e naturalistiche dell’arcipelago, compresi piante e animali veri o leggendari, fino alla rappresentazione di personaggi famosi e luoghi della tradizione letteraria e poetica, oltre al ritratto di seducenti cortigiane dei quartieri di piacere, di famosi attori di Kabuki fino alle visioni di mostri e spettri raffigurati in maniera grottesca o comica.

Tra le serie di maggior successo degli anni trenta vanno ricordate senz’altro quelle dedicate alle cascate e ai ponti famosi del Giappone, anche se fu con le Trentasei vedute del monte Fuji che Hokusai si affermò sul mercato delle immagini di paesaggio come grande maestro. Da allora in avanti nessun artista del Mondo Fluttuante poté esimersi dal far riferimento alla sua opera e, in particolare, a una stampa appartenente a questa serie divenuta icona dell’arte giapponese: La grande onda presso la costa di Kanagawa.
Nota comunemente e semplicemente come Grande onda, questa silografia mostra il talento assoluto di Hokusai nella composizione grafica. Il monte Fuji appare piccolo e in lontananza quasi inghiottito dall’immensa onda in primo piano che si alza sfaldandosi in bianca schiuma a unghia di drago, dentro la quale alcune barche di pescatori sono in balia dei flutti. Si tratta di una raffigurazione della natura dalla forza violenta in rapporto all’uomo, ma anche sacra. Un’immagine di grande impatto universale.

Più giovane di circa vent’anni rispetto a Hokusai, Hiroshige divenne un nome celebre della pittura ukiyoe poco dopo l’uscita delle Trentasei vedute del monte Fuji del maestro grazie a una serie, nello stesso formato orizzontale, che illustrava la grande via che collegava Edo (l’antico nome di Tokyo) a Kyoto. Si trattava delle Cinquantatre stazioni di posta del Tōkaidō, conosciute come “Hōeidō Tōkaidō” dal nome dell’editore che lanciò verso il successo Hiroshige. Da allora l’artista lavorò ripetutamente su questo stesso soggetto, producendo decine di serie diverse fino agli anni cinquanta.

La qualità delle illustrazioni di paesaggio e vedute del Giappone, la varietà degli elementi stagionali e atmosferici - nevi, piogge, nebbie, chiarori di luna - che Hiroshige seppe descrivere facendoli percepire in modo quasi sensoriale gli valse il titolo di “maestro della pioggia e della neve”.
La sua dedizione instancabile al lavoro, che fruttò centinaia di dipinti su rotolo oltre che silografie policrome, lo portò a sperimentare in questo campo diversi formati di foglio fino ad approdare a quello verticale, che sfruttò al massimo delle potenzialità grafiche, a partire dagli anni cinquanta. All’asimmetria della composizione, in un equilibrio di pieni e vuoti che si controbilanciano nello spazio del foglio, Hiroshige aggiunse un elemento in primissimo piano, di dimensioni volutamente esagerate e mai mostrato per intero, come una sorta di close-up fotografico, lasciando tutti gli altri elementi del paesaggio sullo sfondo e in dimensioni molto ridotte. Puri espedienti per un gioco grafico, ottico, quasi illusionistico che sfrutta tutte le tecniche pre-fotografiche legate ai visori ottici, all’effetto di prospettiva aumentata grazie a lenti di ogni tipo e dispositivi come la lanterna magica importati dall’Occidente e utilizzati in gran quantità dai maestri dell’epoca.

Questa novità stilistica è ben visibile nella serie dedicata alle Trentasei vedute del Fuji, in cui Hiroshige a distanza di un ventennio dalla serie di Hokusai, cerca nuovi espedienti per imporsi sul mercato con un soggetto classico e segnato dalla fama del maestro. Lo fa appunto sfruttando il formato verticale e citando, in qualche modo, la Grande onda di Hokusai nella veduta Il mare di Satta nella provincia di Suruga (1858) e ancora nella veduta di Awa. I gorghi di Naruto, parte della serie Illustrazioni di luoghi celebri delle sessanta e oltre province del 1855. Ma l’espressione massima delle novità grafiche introdotte da Hiroshige la possiamo trovare nel suo capolavoro finale, interrotto dalla morte nel 1858, Cento vedute di luoghi celebri di Edo, che chiude anche il percorso di visita.
Partendo dalle silografie di paesaggio del maestro Hokusai che hanno segnato l’intera produzione ukiyoe successiva, la mostra evidenzia come, attraverso la produzione di Hiroshige affermatosi come maestro della natura, fossero ricorrenti gli stessi soggetti e come gli artisti fossero stimolati a inventare espedienti quali formati e inquadrature diverse per far breccia sul mercato. Ma anche come ognuno di questi artisti si distinguesse in serie tematiche specifiche arrivando ad affermarle come best seller e obbligando gli altri a cimentarsi sullo stesso soggetto alla moda per ricavarsi il proprio spazio sul mercato

Durante tutto il periodo della mostra, fino a Domenica 3 Marzo 2019, è possibile vedere il completo processo di stampa, attraverso un video, con la possibilità di approfondire con molti eventi collaterali come laboratori, corsi tematici, eventi di cinema, cucina, tattoo, manga e carta giapponese

Simona Capellari

 


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